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NEWS

Finanziamenti per donne sfollate a New Kughingoro, in Nigeria

Marcello Viola

Il 22 aprile Street Child ha erogato finanziamenti diretti a 30 donne del campo per sfollati New Kuchingoro, nella capitale Abuja. Ciò rientra nel progetto, avviato qualche settimana fa, per cui 30 donne, individuate come alcune delle più vulnerabili del campo, hanno avuto accesso a percorsi di formazione.

Ogni donna ha ricevuto 10.000 naire nigeriane, e dovranno impegnarsi a risparmiarne 500 a settimana per un mese. Una volta raggiunte 2.000, verrà loro concesso un altro finanziamento di 10.000 naire.

Grazie al nostro finanziamento, queste donne avranno la possibilità di avviare o ravvivare le loro attività, guadagnando abbastanza da potersi permettere di sostenere gli studi dei propri figli. 

Aiutaci a continuare su questa promettente strada: sostieni in nostro lavoro!

 

IL NOSTRO LAVORO IN NEPAL, A DUE ANNI DAL TERREMOTO

Marcello Viola

Il 25 aprile 2015 un terribile terremoto ha sconvolto il Nepal, distruggendo case e scuole e mettendo a repentaglio la vita e il futuro di milioni di persone. Siamo intervenuti su richiesta dell'Unicef, con cui avevamo già lavorato durante l'emergenza Ebola in Africa Occidentale, e in questi due anni abbiamo lavorato senza sosta per ricostruire scuole, formare insegnanti e riportare i bambini a scuola. 

Grazie al supporto dell'Unione Europea e dell'Unicef, Street Child ha costruito 80 "Transitional Learning Centers" (centri di recupero per persone che hanno subito gravi traumi psicologici), e ha già in programma di costruirne altri 40. 

Inoltre abbiamo già istituito 39 impianti sanitari (WASH facilities), e altri 33 sono in programma. 

Abbiamo portato avanti corsi di formazione per 320 insegnanti su temi fondamentali quali riduzione del rischio in seguito a disastri, supporto psico-sociale ai bambini e pratiche sanitarie. Infine, abbiamo distribuito materiale didattico a circa 20.500 studenti. 

Siamo molto soddisfatti del nostro lavoro, ma c'è ancora tantissimo da fare. Visita la nostra pagina DONA ORA per scoprire come puoi aiutarci!

 

Il contributo del Fondo Ottopermille della Chiesa Valdese ai progetti di microcredito di Street Child in Sierra Leone

Marcello Viola

L’epidemia di ebola del 2014 ha messo in ginocchio i sistemi economico, sociale ed educativo di interi paesi, tra i quali la Sierra Leone, già precedentemente caratterizzata da una povertà endemica e un livello di alfabetizzazione tra i più bassi del mondo. Forte della propria presenza radicata sul territorio, Street Child è stata capace di intervenire efficacemente proprio nel campo dell’istruzione, con interventi diretti a riportare centinaia di bambini orfani di ebola sui banchi di scuola. Oltre alla drammatica perdita di migliaia di vite umane, però, la Sierra Leone ha dovuto fare i conti con una pesantissima eredità in termini di accesso all’istruzione: molti bambini sono stati esclusi da qualsiasi tipo di formazione formale per oltre un anno, e anche in seguito molte famiglie non hanno potuto fronteggiare i costi dell’istruzione.

Come nella stragrande maggioranza dei paesi in via di sviluppo, infatti, la povertà risulta essere una delle barriere principali all’istruzione: per molte famiglie è semplicemente impossibile riuscire a sostenere gli studi dei bambini, che vengono così esclusi dall’unica possibilità di costruirsi un futuro migliore, per sé stessi ma anche, più in generale, per il proprio paese. Per questo motivo ci è parso evidente che riportare a scuola i bambini non basta: è necessario assicurarsi che i genitori siano in grado di supportare gli studi dei figli, possibilmente non limitandosi all’istruzione di base (che pure per molti resta un traguardo irraggiungibile).

Grazie ai fondi devoluti dal Fondo Otto Per Mille della Chiesa Valdese, nella seconda parte del 2016 Street Child Italia ha erogato un contributo sotto forma di microcredito alle famiglie del posto, volto a implementarne le loro attività economiche -prevalentemente agricole- allo scopo di mettere i genitori nella condizione di poter provvedere all’istruzione dei figli. In totale, 183 famiglie, precedentemente individuate dai nostri operatori sociali, sono state  supportate dal contributo del Fondo Otto Per Mille della Chiesa Valdese. Di queste, 83 risiedono nel distretto di Bo, 77 nell’area di Rutile e 23 nella città di Mile 91.

Il microcredito si è rivelato uno strumento prezioso e concreto per migliorare la vita delle comunità beneficiarie. Con un piccolo compenso devoluto a ogni famiglia è stato infatti possibile migliorare i raccolti delle famiglie, producendo un innalzamento del reddito familiare, che si è poi a sua volta tradotto nella possibilità di far studiare i propri figli.

Per assicurare la massima efficacia al processo è stato inoltre previsto un ciclo di formazione rivolto alle famiglie beneficiarie, che hanno imparato come utilizzare in maniera opportuna il contributo ricevuto. Il contributo del Fondo Otto Per Mille della Chiesa Valdese ha supportato direttamente questa specifica fase del progetto attraverso il pagamento di quattro mensilità dello stipendio degli operatori e del formatore, coprendo così l’intero periodo di organizzazione, realizzazione della formazione e monitoraggio successivo all’erogazione del microcredito.

Un intervento sostenibile per assicurare un cambiamento di lungo periodo: così Street Child ha formato 100 insegnanti della Sierra Leone grazie a Fondazione Prosolidar

Marcello Viola

fondazione prosolidar

Un insegnante non è mai una semplice comparsa nella nostra vita. Tutti noi conserviamo il ricordo di quel particolare insegnante che, semplicemente parlandoci dalla cattedra, è riuscito a trasmetterci una passione. Nei primi anni di scuola iniziamo a sviluppare la nostra visione del mondo, a scoprire quello che ci interessa e a gettare le basi per il nostro futuro. In questo processo di crescita personale gli insegnanti sono figure fondamentali, ma cosa succede quando questi non sono opportunamente preparati a insegnare?

Street Child è convinta che formare gli insegnanti sia il primo passo per assicurare un’istruzione sicura e di qualità a quanti più bambini possibile. Questo risulta particolarmente importante in contesti come la Sierra Leone, in cui la povertà endemica delle famiglie rappresenta un ostacolo fondamentale all’istruzione che, lungi dall’essere una priorità, rappresenta troppo spesso un lusso. Grazie alla donazione di Fondazione Prosolidar, Street Child Italia sta contribuendo a cambiare le cose.

Nel dettaglio, il percorso è iniziato con una serie di colloqui volti a individuare 2 insegnanti professionisti (ex presidi di scuole secondarie o professori universitari in pensione) che, a loro volta, si sono occupati dell’individuazione e preparazione di ulteriori 7 insegnanti professionisti. Questi 7 sono quelli che, in concreto, hanno condotto i corsi di formazione per 100 insegnanti provenienti da diverse zone rurali. I seminari si sono tenuti nei distretti di Tambakha, Bumbuna/Sambaia Bendugu e Masimera e si sono concentrati su diversi temi, come l’utilizzo di libri di testo e materiale didattico e la child protection, la cui applicazione è volta a favorire ambienti sani e sicuri nelle scuole. I seminari hanno avuto l’effetto diretto immediato di suscitare l’interesse e l’entusiasmo degli insegnanti, che hanno espressamente chiesto a Street Child di organizzarne altri. Soprattutto, è stata riconosciuta l’importanza e l’urgenza di questo tipo di interventi nella lotta alla povertà: innescare spirali positive di crescita dall’interno è fondamentale per rendere indipendenti le comunità nel lungo periodo. Da qui muovono le basi del proseguimento dell’azione di Street Child in campo educativo.

La distribuzione di materiale didattico è stata un’altra componente fondamentale del progetto. In vista dell’ambizioso obiettivo di creare un sistema di istruzione nazionale uniforme e accessibile a tutti, parte del contributo di Fondazione Prosolidar è andato a finanziare l’acquisto di materiale didattico. Questo aspetto è particolarmente importante se si considera che il governo non fornisce materiali alle scuole rurali e la maggior parte degli insegnanti lamenta la mancanza delle più elementari risorse necessarie a condurre le lezioni. L’apprendimento dei bambini è limitato al maestro e alla lavagna, e senza libri è molto difficile riuscire a studiare a casa. In collaborazione con il Ministero dell’Istruzione della Sierra Leone, abbiamo redatto una lista di testi didattici da acquistare per ogni classe delle scuole primarie, considerando il numero di insegnanti per ogni classe e il numero di studenti iscritti. Alla luce di questo, abbiamo distribuito materiale didattico a 100 insegnanti e 4000 studenti.

Ma non è finita qui. Il nostro progetto sta proseguendo con un sistema di monitoraggio e tutoraggio. Street Child puó finalmente contare sul supporto di due insegnanti professionisti, che aiuteranno a monitorare le prestazioni degli insegnanti nelle scuole rurali. Abbiamo provveduto all’acquisto di moto per dare loro la possibilità di spostarsi di villaggio in villaggio e seguire da vicino gli insegnanti formati, assicurandosi che essi rispondano agli standard qualitativi che ci siamo preposti.

Se l’obiettivo immediato del nostro progetto era quello di garantire un migliore livello qualitativo dell’insegnamento nelle aree rurali della Sierra Leone, nel lungo periodo puntiamo alla diffusione di un nuovo modello educativo, più efficace e attento ai bisogni degli studenti.

È solo il primo passo, ma nella giusta direzione.

 

Pubblicato il Bilancio Sociale 2016 di Street Child Italia

Marcello Viola

Per Street Child la trasparenza è un valore fondamentale. Per questo vogliamo dare la possibilità a tutti i nostri sostenitori di sapere da dove provengono i nostri fondi e, soprattutto, come questi vengono spesi.

Nel 2016, un totale di 48.384 € è entrato nelle casse di Street Child Italia. La maggior parte dei fondi è arrivata da fondazioni, ma anche le donazioni da parte di privati (tramite sostegno a distanza, partecipazione ai nostri eventi e altre forme di contributo) sono risultati canali efficaci, verso i quali l’organizzazione si orienterà in maniera ancora più significativa in futuro.

Nel 2016, Street Child ha speso un totale di 45.572 €. Di questi, più del 91% è stato investito direttamente nei progetti sul campo. Il restante 9% è stato utilizzato soprattutto per attività di marketing e organizzazione eventi, oppure speso in costi di conto corrente.

Clicca qui per leggere il Bilancio Sociale 2016. 

Street Child sulla TV nazionale in Nigeria

Marcello Viola

Circa 3 milioni di bambini nigeriani non hanno attualmente accesso all'istruzione. In un paese dilaniato da lotte interne e insurrezioni, il settore educativo è uno dei più colpiti. Street Child ha deciso di intervenire per rispondere a quella che non è semplicemente una necessità dei singoli, ma una vera e propria emergenza nazionale. Questi bambini rischiano di diventare una "generazione perduta", con conseguenze drammatiche per tutta la popolazione e il paese intero. 

Street Child ha iniziato a lavorare nel campo per sfollati di New Kuchingoro, nella capitale Abuja. Abbiamo già distribuito materiale didattico a 150 bambini e iniziato un percorso di formazione e microcredito per 30 madri attualmente residenti nel campo. 

Clicca qui per vedere il video. 

ISTRUZIONE NEGATA IN NIGERIA

Marcello Viola

Street Child ha l’obiettivo principale di assicurare un accesso sicuro a un’istruzione di qualità ad alcuni tra i bambini più vulnerabili del mondo. Per questo siamo intervenuti in Nigeria: vogliamo garantire supporto ai bambini coinvolti nell’emergenza umanitaria ed educativa che sta sconvolgendo il nord-est del paese.

Dal 2009 gruppi di ribelli armati stanno portando avanti una serie di attacchi alle istituzioni e alle comunità, mettendo a repentaglio la vita di circa 14 milioni di persone. Uno degli obiettivi principali è proprio il settore dell’istruzione: molte scuole sono state distrutte e tantissimi insegnanti assassinati. Impressionante il numero di famiglie separate e comunità sfollate: sono circa 2 milioni le persone costrette ad abbandonare le proprie case in cerca di un luogo sicuro.

Attualmente 3 milioni di bambini necessitano di un accesso all’istruzione e di un immediato supporto: per l’Unicef si tratta della peggiore crisi umanitaria mondiale. Finora, purtroppo, le risposte della comunità internazionale sono state assolutamente inadeguate.

Street Child ha deciso di intervenire a sostegno di questi bambini, che rischiano di diventare una “generazione perduta”. Abbiamo lanciato un appello d’emergenza per raccogliere fondi per avviare i nostri programma in Nigeria.

Sono bambini dimenticati, ma non sono ancora perduti: aiutaci a riportarli a scuola e a costruirsi un futuro migliore.  

DONA ORA

Giulia e la sua esperienza di volontariato in Nepal

Marcello Viola

“Vale la pena essere qui perché nessuno ha stabilito chi debba essere più o meno fortunato, eppure noi possiamo decidere come affrontare il male se siamo nati nella parte ‘sbagliata’, e come contribuire nel nostro piccolo se siamo nati dalla parte ‘giusta’”.

Gli ultimi mesi del 2016 Giulia li ha passati a Kathmandu, la capitale nepalese, lavorando come Ambassador nell’ufficio di Street Child. Nello specifico, si è occupata di un progetto di ricerca sulle barriere all’educazione di alcune comunità marginalizzate nella regione del Terai. In questa zona vivono comunità di religione musulmana, e i bambini frequentano scuole religiose non riconosciute dal Governo Nepalese. Lo staff locale di Street Child lavora per trovare una soluzione al problema e fornire una reale opportunità di istruzione a questi bambini. È così che lavora Street Child: le nostre attività sono costruite ad hoc per rispondere a necessità specifiche riscontrate durante la fase di ricerca sul campo, che vede il nostro staff locale impegnato direttamente al fianco delle comunità vulnerabili. Giulia è stata parte integrante del progetto: ha lavorato all’interno del team di Monitoraggio e Valutazione e ha contribuito elaborando statistiche descrittive utili alla definizione della strategia di azione di Street Child. 

Durante il suo periodo in Nepal ha inoltre svolto attività a supporto del nostro progetto, finanziato da Unicef, che consiste nella costruzione di scuole, strutture igienico-sanitarie e formazione di insegnanti nelle zone più colpite dal terremoto. È stata in missione a Nuwakot, uno dei villaggi colpiti dal sisma, in cui abbiamo lavorato per costruire una scuola temporanea. Insieme allo staff locale ha preso parte alle interviste agli studenti allo scopo di comprendere come il progetto è percepito dalla popolazione, e come questa si sta risollevando dopo l’emergenza umanitaria. 

Ma il programma di volontariato internazionale significa anche raccolta fondi: poco prima di partire, Giulia ha organizzato una cena nella sua città, invitando familiari, amici e conoscenti per presentare loro le attività di Street Child e raccogliere fondi per permetterci di continuare a portarle avanti. L’entusiasmo di Giulia ha contagiato tante persone, che hanno donato a Street Child circa 2000€. 

giuliavolontariato

L'Italia continua a tremare, Street Child Italia con Oxfam per fronteggiare l'emergenza

Marcello Viola

L’emergenza del terremoto nel Centro Italia non è finita. Le tendopoli in chiusura sono la fine della prima assistenza alle persone e l’inizio della costruzione di una vita diversa, in un altro luogo -temporaneamente la costa adriatica - in una nuova comunità da modellare.

Il GUS – Gruppo Umana Solidarietà - e Oxfam hanno stretto una partnership che nell’immediato si è proposta di fronteggiare l’emergenza e che oggi è prioritaria per accompagnare le persone, attraverso un’assistenza logistica e soprattutto psicologica, in questo delicato passaggio. Un ulteriore e preziosissimo supporto è dato dall’associazione PSY+,una Onlus che diffonde buone pratiche di psicologia e psicoterapia in progetti di cooperazione, che si è presa cura delle persone anche nei campi d’emergenza.

Ho scoperto questo progetto sulla pagina web di Street Child Italia, associazione che seguo da tempo nei suoi progetti extraeuropei. Con il loro tramite sono stata immediatamente contattata da una responsabile Oxfam. In una settimana ero a San Benedetto del Tronto all’interno dell’ex scuola Curzi (mia casa, ufficio, punto di ritrovo, sfogo e risate), in cui ci sono anche la Protezione Civile e le dislocazioni regionali istituzionali dei comuni colpiti, in cui ogni esigenza o domanda trova una sua personale risposta. In cinque alberghi e alcuni appartamenti indipendenti sono state alloggiate numerose famiglie provenienti da Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e Pescara del Tronto. Ogni loro componente ha necessità di ricollocarsi in un proprio spazio: una scuola in cui studiare; centri di aggregazione quotidiana che sostituiscano i gruppi sportivi o i bar del paese, in cui trascorrere pomeriggi tra giochi e chiacchiere; un nuovo medico di base; strutture ospedaliere, per problemi che c’erano prima del 24 Agosto o che esistono da quella notte.

Soprattutto hanno bisogno di ascolto. Le persone che conosci si presentano con la storia della loro “notte del diavolo” (così la chiama F., un ottantenne curioso di scoprire i sopravvissuti umani e animali che gli sono sfuggiti). E' un bisogno istintivo, un racconto immediato, spesso doloroso, parecchio. La loro identità sembra svanita (“Sono un terremotato”), si svela solo a domanda precisa (“E come ti chiami?”), ma segue sempre “Io dormivo”, “Io lavoravo”, “Mi sono sentito sbalzare in aria”, “Sentivo urlare, ma era tutto buio”. Anche dalle conversazioni spontanee, nate tra scambi di battute, soprattutto con le persone più anziane, è qui che si arriva; e credo che quest’ascolto, quanto più si riesca a renderlo empatico, sia il perno di tutta l’altra attività: più concreta, più palese, ma inutile se non si è aperto questo varco iniziale. E’ un intervento qualitativo a cui il GUS dedica ampio spazio, perché richiede tempo, pazienza,sensibilità e va a scovare, con “visite guidate” nelle strutture alberghiere, chi necessita di un maggiore supporto psicologico, così da attivare il lavoro di rete (e che rete! Persone di grandissima intelligenza e competenza) che muove tutto il progetto. 

Il frenetico lavoro logistico è successivo: accompagnare le persone per uffici, visite mediche, eventuali inserimenti lavorativi, ma anche a rifornirsi di beni di prima necessità, di abiti, oggetti per la scuola presso la sede della Protezione Civile. I tempi morti, le pause lunghe sono momenti che non appartengono a questa settimana lavorativa.

Inoltre, attraverso un monitoraggio dei bisogni secondari delle comunità, si sono attivati dei momenti ricreativi: un torneo di carte per i più anziani, che ha visto la partecipazione generosa anche dei commercianti di San Benedetto (la comunità ha accolto positivamente persone e associazioni che lavorano per loro); proiezioni cinematografiche; attività di doposcuola; sfide serali alla PlayStation per i ragazzi.

Talvolta, come nel mio caso, si può essere dislocati nei comuni colpiti più vicini, Arquata e Pescara del Tronto. E’ un’attività totalmente diversa. La base è il camper del GUS parcheggiato nella tendopoli, dove sono rimaste tutte le associazioni nazionali e locali. Alcune persone anziane sono state alloggiate tra le loro montagne, spesso perché non hanno voluto andar via. Smembrati dalla comunità in cui hanno trascorso tutta la vita, hanno bisogno di essere accompagnati in auto anche solo per sbrigare delle semplici faccende. Chi è rimasto vicino alla propria casa, o in case sprovviste di gas, va rifornito di cibo: il GUS consegna loro pasti a pranzo e cena e questa è la via attraverso cui noi volontari entriamo nelle loro vite.

Impossibile non citare Enzo. Ha 58 anni e non è mai uscito dalla zona rossa di Pescara del Tronto, un paesino che il sisma ha completamente raso al suolo. Non se ne va perché è stato ed è un convinto ambientalista, con delle interessanti teorie su quanto la speculazione edilizia degli ultimi quarant’anni abbia contribuito alla distruzione totale del territorio. E’ con lui che parlano ingegneri, geologi, Papa Francesco e Laura Boldrini ed è con lui che pranzano e cenano i volontari, accedendo col benestare dei militari alla zona rossa. E a un racconto fiume, corredato da immagini concrete.

Al di là di quanto ho vissuto a livello emozionale, qualcosa che non riesco a digitare su tastiera perché mi ha rovesciata nel suo calderone di dolore, tragicità, spiazzanti istanti incredibilmente comici e momenti grotteschi, quello che ho piùapprezzato in questo progetto è il fine ultimo: riportare le persone alla propria autonomia. Accompagnarle, assisterle per poi lasciarle andare consapevoli nella loro nuova vita. Tutti i progetti a cui ho partecipato (questo è uno di quelli organizzati in maniera egregia, anche nei momenti inaspettati e improvvisati) li ho selezionati quando non si trattava di solo assistenzialismo o pietà, ma avevano lo scopo di costruire una persona diversa dopo un trauma.

Le macerie che restano dopo pochi minuti oltrepassano fotografie e fisicità e si ammucchiano nei cuori delle persone. Vanno raccolte e ricomposte con il sostegno e la forza altrui, quelle che mancano al momento, ma che, anche grazie a loro, torneranno a rimodellarsi.

Parteciparvi è un gesto solidale anche verso noi stessi.

La Liberia Post-Ebola: un nuovo capitolo per l'educazione

Marcello Viola

Street Child da settembre 2016 collaborerà con il governo liberiano su un nuovo importante progetto per migliorare il sistema educativo nazionale.
Da ora in poi le scuole pubbliche saranno dirette con la collaborazione del privato.

Street Child ha avuto mandato di gestire 12 scuole.

Grazie alle esperienze maturate in Sierra Leone, saremo in grado di riqualificare strutture dove la qualitá dell'insegnamento era scarso. Sará rivalutato il personale impiegato, saranno formati e monitorati gli insegnanti coinvolti, ci sará una gestione delle risorse che eviterá ogni qualisasi spreco, cercando di reinvestire tutto nell'insegnamento delle giovani generazioni. Saranno introdotti nuovi moduli extracurriculari, il tutto con la partecipazione delle comunitá coinvolte.
Per Street Child questo rappresenta un momento importante per collaborare con il governo con l'obiettivo di dare ai bambini della Liberia un'istruzione di qualitá.

Inoltre, questa collaborazione rappresenta un' importante dimostrazione di riconoscimento del lavoro svolto fino ad ora.

Mirko e la sua Sierra Leone Marathon

Marcello Viola

Lo scorso anno, tramite un'amica, sono venuto a conoscenza di Street Child e della maratona che organizzano da cinque anni in Sierra Leone a supporto dei loro progetti. L'idea mi ha immediatamente convinto, in quanto presentava i tre elementi che normalmente mi spingono a mettermi in moto:

·      il fascino del viaggio in un Paese nel quale non sono ancora stato e che si trova al di fuori dei circuiti turistici più battuti

·      la sfida fisica e mentale rappresentata in questo caso dal correre una maratona (si è trattato della mia seconda in assoluto)

·      la possibilità di mettermi al servizio di una causa importante, quale il lavoro svolto da Street Child nelle comunità svantaggiate in Sierra Leone.

Per questi motivi, appena ho potuto, non ho esitato ad iscrivermi ala prima opportunità! Dei cinque giorni che ho passato in Sierra Leone, insieme agli altri partecipanti, conservo molti ricordi ma quelli che più di tutti riassumono questa incredibile esperienza sono questi:

·      La bellezza del territorio, in ampie parti quasi disabitato, e che nell'arco di poche ore di strada può variare dal verde delle foreste, al rosso della terra arsa dal sole, fino al bianco e l'azzurro di spiagge incontaminate e oceano cristallino

·      Lo spirito dei partecipanti e l'atmosfera che si viene ad instaurare nel gruppo è decisamente speciale. Non c’è bisogno di essere un atleta provetto per partecipare alla maratona perché' incontrerete persone di tutte le abilità perciò, anche se non avete mai corso una maratona in vita vostra, non c’è nulla da temere: questo evento rappresenta alla perfezione il detto “l'importante è partecipare”. Allo stesso tempo non dovete preoccuparti di partecipare anche se siete da soli perché' dopo qualche ora si diventa tutti amici e ci si sente parte di una grande famiglia. Immagino sia il potere del condividere questa esperienza così speciale con altre persone.

·      L'impegno di tutto il team d Street Child e la passione con la quale svolgono il loro lavoro sono da fare invidia. Penso sia proprio questo uno dei fattori che fa la differenza e che li rende così benvenuti nelle comunità nelle quali operano. Per non parlare della bravura nell'organizzare un evento di questa portata, in condizioni logistiche non proprio delle più semplici!

La visita dei villaggi (essendo inevitabilmente circondati da bambini di un entusiasmo ed allegria contagiosa) e delle comunità nelle quali Street Child opera con i suoi progetti, rappresenta un’opportunità unica per venire a contatto con una realtà che non potrebbe essere più lontana da quella che viviamo ogni giorno nelle nostre città. Toccare con mano le problematiche quotidiane con le quali si devono misurare ogni giorno e, nello stesso tempo, leggere nei loro occhi lo spirito e la dedizione con i quali le affrontano, non possono che lasciare un sentimento di ammirazione e mettono sicuramente i nostri problemi in una diversa prospettiva.

L'allegria e la gioia dei bambini è assolutamente travolgente ed anche per “un duro” come me è stato impossibile non farsi trascinare in una partita a calcio (nella quale tra l'altro siamo stati completamente ridicolizzati...) o in una danza locale

La maratona: dimenticate le noiose e tradizionali corse di città; qui si tratta di sterrati, giungla, sorrisi ed “high five”. Durante la corsa non potrete fare a meno di fermarvi a "dare un cinque” a tutti i bambini che sono lungo il percorso ad applaudirti ed incitarti. Alcuni di loro hanno anche corso un po' con me e condiviso la musica che veniva dal mio ipod (chissà che idea si sono fatti dei miei gusti musicali).

Il momento più bello della corsa è stato sicuramente il mio ingresso nello stadio correndo insieme ad un bambino che avevo incontrato lungo il percorso un centinaio di metri prima. Per me questo momento ha rappresentato alla perfezione lo spirito di questo evento.

Per tutti questi motivi, mi sento di raccomandare a tutti voi di prendere parte a questa incredibile manifestazione il prossimo anno: non importa se siete corridori provetti (sfido chiunque a trovare un luogo più bello dove correre) o alle prime armi (non sarete sicuramente gli unici).

L'esperienza ed i ricordi che riporterete con voi, saranno unici e difficili da spiegare con parole.

Girls Speak Out

Marcello Viola

Attraverso Girls Speak Out sosterremo le ragazze in tutta la Sierra Leone e la Liberia e daremo loro la possibilità di parlare per la prima volta per contribuire a garantire che i problemi che impediscono di avere una sicura e valida educazione non possono continuare ad essere ignorati. 

Con il tuo 5x1000 puoi contribuire a garantire il diritto allo studio alle ragazze della Liberia e Sierra Leone. Inserisci il nostro Codice Fiscale 91369120372

Tg2 Storie racconta Street Child Italia in Sierra Leone

Marcello Viola

In Sierra Leone e in Liberia l'emergenza causata dal virus Ebola è ormai superata, ma oltre 20.000 bambini sono rimasti orfani a causa dell'epidemia, esposti alla fame e agli abusi. Inoltre per loro l'accesso all'educazione non è affatto garantito. Street Child, organizzazione nata in Gran Bretagna, con un'esperienza pluriennale nell'assistenza ai bambini più vulnerabili in Africa si sta impegnando per offrire loro una vita sicura.

Dalla puntata di Tg2 Storie del 22/11/2015.

Street child Italia alla VEnicemarathon 2015

Marcello Viola

Street Child è un’organizzazione che fa una grande differenza per molte vite. Lavorando insieme siamo stati capaci di generare supporto per il lavoro in Africa. È stata una gioia poterne fare parte.
— Chris, VM Runner

Per i 30 anni della Venicemarathon, il 25 ottobre 2015, 27,000 persone hanno corso da Villa Pisani a Piazza San Marco. Grazie al Charity program, 20 runner hanno avuto l’opportunità di affiancare alla propria impresa sportiva quella solidale, correndo e raccogliendo fondi per il nostro progetto "Legacy of Ebola Appeal".

Street Child Italia ringrazia tutti coloro che hanno partecipato attivamente all'evento: senza il supporto di persone straordinarie, che partecipando ai nostri eventi sportivi raccolgono fondi, Street Child Italia non potrebbe funzionare.

Gli orfani dell'Ebola: la crisi non finisce quando l'ultimo paziente esce dall'ospedale

Marcello Viola

Street Child Italia lancia The Legacy of Ebola Appeal, prendendo parte alla Venice Marathon 2015.

Dopo la morte della ragazza sedicenne nella periferia rurale della città di Makeni, nella provincia di Bombali, le autorità sanitarie della Sierra Leone hanno annunciato di aver messo in quarantena circa 700 persone per impedire una recrudescenza dell’epidemia di Ebola.
Erano sei mesi che non si registrava un caso di Ebola in questa provincia della Sierra Leone, comunica l'Organizzazione Mondiale della Sanità.
Street Child conferma che la crisi è lontana dalla fine in Sierra Leone e Liberia, anche se la malattia è stata quasi sradicata nei paesi dell’Africa Occidentale. 
L’organizzazione, riconosciuta dal Ministero delle Politiche Sociali della Sierra Leone come una tra le più attive nel fornire e distribuire gli aiuti umanitari per i bambini orfani del paese, denuncia una crisi parallela, dimenticata dai media.

La storia della famiglia di Osman Kamara in Sierra Leone è solo una delle tante testimonianze che in questo momento rispecchia la condizione che molte comunità stanno vivendo in questa parte dell’Africa:
All’età di 26 anni sono responsabile di una famiglia di 17 persone, inclusi i miei 6 fratelli e sorelle minori, che hanno tra i 5 e i 16 anni” ha detto Kamara a Makeni. “La mia priorità è il cibo. Normalmente mangiamo due volte al giorno, mattina e sera, ma nessuno è davvero sazio e abbiamo l’impressione di assaggiare solo qualcosa. Una busta di riso dura una settimana per noi. Oggi non abbiamo mangiato. I miei fratelli e le mie sorelle sono andati a scuola digiuni. Sono anche preoccupato su come riuscirò a sostenerli economicamente a scuola visto che il mio lavoro si è fermato a causa della stagione delle piogge”.

Tom Dannat, presidente di Street Child UK, ha detto: “La crisi dell’Ebola non finisce quando l’ultimo paziente esce dall’ospedale, anche se quel momento sarà bellissimo. Finisce quando gli ultimi orfani sono al sicuro nelle loro famiglie e a scuola e sanno che riceveranno il loro prossimo pasto”.

È per bambini come Kamara che Street Child ha lanciato The Legacy of Ebola Appeal, con lo scopo di creare un futuro sostenibile per 20.000 bambini colpiti dall’Ebola.
Street Child Italia si unisce a questo appello, e vi invita a sostenerlo prendendo parte alla VeniceMarathon, che quest’anno avrà luogo il 25 ottobre, con lo scopo di raccogliere fondi e dare la possibilità a questi bambini di crescere in un contesto familiare sicuro e di ricevere l’educazione necessaria a costruirsi un futuro migliore.

STREET CHILD AIUTA 10.008 BAMBINI A TORNARE A SCUOLA IN SIERRA LEONE

Marcello Viola

Al termine del primo semestre, dopo la traumatica chiusura della scuola durata nove mesi, al culmine della crisi dell’Ebola, Street Child è fiera di annunciare che ha provveduto al supporto scolastico diretto di oltre 10.000 bambini affetti dall’Ebola e bambini di strada. Senza il nostro supporto, questi bambini avrebbero avuto poche probabilità di frequentare la scuola e, se l’avessero avuta, il loro accesso sarebbe stato molto irregolare.

5,580 dei bambini supportati sono orfani dell’Ebola – bambini che hanno perso almeno uno dei suoi tutori a causa dell’Ebola. Ai 1500 orfani dell’Ebola, a cui Street Child ha apportato supporto scolastico in Liberia, si aggiungono ora più di 7000 bambini orfani dell’Ebola che l’organizzazione ha aiutato a tornare a scuola in Africa Occidentale.

Tutti i 10,008 bambini hanno ricevuto da Street Child uniformi e articoli di cancelleria.

In linea con il principale obiettivo di Street Child, una maggioranza significante (più di 8500) dei 10.008 bambini sono stati supportati nell’accesso alla scuola primaria.

Il direttore dei programmi di strada Alfred Kargbo, ha affermato “10.008 è un traguardo fantastico. In aggiunta, è anche importante notare che ci sono migliaia di altri bambini, oltre questi 10.008, che, sono sicuro, sarebbero ancora sulle strade se non ci fosse stato il sostegno e l’incoraggiamento dei nostri 200 e più lavoratori sociali. Il vero impatto è quindi più grande”.

Il presidente Street Child UK, Tom Dannatt, ha aggiunto: “Ma una breve passeggiata tra qualunque città o villaggio all’orario di scuola, ti fa capire che un numero significativo di bambini, superiore a prima dell’Ebola, è ancora fuori dalla scuola. Stiamo lavorando senza sosta per aiutare il maggior numero possibile di bambini a tornare a scuola per il prossimo semestre – così come assicurare che i 10.008 ci rimangano.

In particolare, vogliamo mantenere la nostra promessa, che ogni orfano dell’Ebola avrà la possibilità di ritornare a scuola – primaria o secondaria. Continuiamo a chiedere il vostro supporto per aiutarci a fare la più grande differenza possibile!”.

LA RIAPERTURA DELLE SCUOLE IN SIERRA LEONE

Marcello Viola

Dopo nove mesi di chiusura a causa del virus Ebola, ad aprile circa 8mila scuole in Sierra Leone hanno ripreso le lezioni.

Alle 8 del mattino del 14 aprile, primo giorno di riapertura delle scuole in Sierra Leone, nella scuola primaria di Aladura, a New London, nel distretto di Bo, solo 5 studenti si sono presentati a lezione.

Fino allo scorso anno, gli alunni registrati erano 365, ma ora, dopo i 9 mesi in cui gli istituti scolastici sono rimasti chiusi a causa dell'epidemia di ebola, la maggior parte dei banchi sono rimasti vuoti.

Le scuole della Sierra Leone, erano state chiuse a partire dal mese di luglio 2014 per evitare la diffusione del virus, e sono state riaperte ad aprile.

Sono 1,8 milioni i bambini che non sono potuti andare a scuola durante questi nove mesi. Ma il mese scorso circa 8mila scuole hanno ripreso regolarmente le lezioni.

Secondo l'Unicef (l'agenzia delle Nazioni Unite per l'infanzia), la riapertura di scuole della Sierra Leone segna "un passo importante nella normalizzazione della vita" nel Paese.

Il ritorno a scuola, tuttavia, non è semplice. Più di 12mila bambini hanno perso uno o entrambi i genitori a causa dell'epidemia, e molti sono stati costretti a lavorare per mantenere se stessi e le loro famiglie.

Inoltre, la pausa forzata ha allontanato dai banchi di scuola per quasi un anno un’intera generazione.

"Le conseguenze socio-culturali ed economiche che i sierraleonesi dovranno affrontare nel corso del tempo sono ancora difficili da stabilire", sostiene l'organizzazione umanitaria Street Child Italia, che lavora insieme alle istituzioni locali al fine di identificare i casi di bambini in difficoltà e garantire loro la possibilità di riprendere a frequentare le lezioni.

Kenie Bomorie è uno di questi ragazzi. Non si conosce con certezza la sua età, ma si pensa abbia tra i 12 e i 13 anni.

È rimasto orfano di madre qualche tempo fa e vive con un padre molto anziano che lavora saltuariamente come muratore.

Passa la giornata per strada, lavorando in maniera occasionale e aiutando il padre e i suoi due fratelli a sopravvivere. Nonostante la voglia di ricominciare a frequentare le lezioni, Kenie non può permettersi di abbandonare la famiglia. 

Gli operatori di Street Child si sono interessati al suo caso e stanno aiutando Kenie a ritornare  in classe e continuare a ricevere un’istruzione. 

Oltre a identificare i casi a rischio, Street Child è impegnata ad assicurare agli studenti il materiale scolastico: zainetti, penne libri e divise vengono distribuiti dagli operatori di fronte le scuole, dal momento che, nonostante gli aiuti del governo, continuano a essere insufficienti. 

L'ebola, che ha provocato oltre 10mila morti in Africa occidentale, ha ucciso più di 3.800 persone in Sierra Leone, dove i casi di contagio sono stati più di 12mila.

I nuovi casi sono però in calo nella regione. In Liberia, l'Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato sabato scorso che l'epidemia è stata sconfitta.

La Sierra Leone, invece, è passata da 25 casi confermati nell'ultima settimana di marzo, a 9 casi all'inizio di aprile.

La diffidenza e la paura però rimangono. Per questo, molti i insegnanti hanno ricevuto la formazione da parte dell’organizzazione e si stanno occupando di andare casa per casa a sensibilizzare e rassicurare le famiglie sulla necessità di mandare a scuola i figli e sull’assenza di rischi di contagio.

"La paura di contagio in  Sierra Leone resta alta", fa sapere Street Child Italia. "Nonostante non ci siano più termometri né secchi con acqua clorinata di fronte le scuole, il timore di potersi ammalare continua a terrorizzare le famiglie e i bambini. Mantenere una distanza di sicurezza tra le persone, abitudine prima sconosciuta ai sierraleonesi, è ora diventata parte integrante della quotidianità".


Appello per il Rientro a Scuola degli Orfani dell’Ebola

Marcello Viola

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Dopo aver toccato i tassi di mortalità più alti di tutta la regione, a oggi la Sierra Leone è riuscita a ridurre drasticamente il numero di nuovi casi di contagio.  Il Ministero dell’Istruzione ha stabilito l’apertura delle scuole il 14 Aprile 2015. Per Street Child Italia, una ONP finalizzata a garantire un accesso universale all’educazione e creare uguali opportunità di sviluppo, questo è un momento sia eccitante che impegnativo. La nostra prerogativa è quella di assicurarci che ognuno di questi bambini possa fare ritorno a scuola nel più breve tempo possibile.

Il CEO di Street Child Uk, Tom Dannatt e Cecilia Mansaray, coordinatrice dei progetti a Port Loko hanno evidenziato gli ostacoli da affrontare:

  • Povertà radicata in tutto il territorio – non solo le famiglie colpite dall’epidemia;
  • Paura da parte dei genitori e dei bambini che la scuola sia un luogo di trasmissione della malattia – attraverso l’aumento del contatto – oppure perchè utilizzate in precedenza come centri di trattamento dell’Ebola;
  • Aumento di casi di maternità precoce;     
  • Molti bambini che hanno incominciato a lavorare e guadagnare il proprio stipendio, preferiscono continuare a lavorare piuttosto che tornare a scuola

Al momento il nostro intervento si sta focalizzando nel garantire il rientro a scuola al maggior numero di bambini possibile. Differenti iniziative aiuteranno a incrementare il numero di studenti che rientrerà a scuola non appena riapriranno:  

  • Family Business Scheme che permette a migliaia di famiglie di iniziare o rilanciare piccole attività commerciali che garantiscano delle entrate economiche stabili e permettano in questo modo di provvedere all’educazione dei minori a carico fino al termine del loro percorso scolastico;
  • Assumere più di 100 nuovi operatori sociali per identificare e raggiungere le migliaia di bambini che vivono per strada, trovando loro una nuova famiglia e dando assistenza in particolar modo a coloro che rischiano di non poter ritornare tra i banchi di scuola;
  • Intensificare le attività a supporto delle famiglie più colpite dall’epidemia e dei casi più complessi (orfani, maternità precoci) – includendo diretto supporto finanziario (retta della scuola) dove necessario;

Con soli 25€ a bambino è possibile assicurare il rientro a scuola di un bambino e il materiale scolastico necessario (libri, quaderni, penne, divise, etc.)al momento dell’iscrizione. Street Child sta lavorando attivamente a fianco di MEST & UNICEF e altri EDP partner per coordinare a livello nazionale il processo di rientro a scuola. Tutti i minori coinvolti in questo programma verranno registrati in un database centrale e la loro frequenza scolastica sarà monitorata costantemente.

PRIMO REPORT SUGLI ORFANI DELL’EBOLA

Marcello Viola

Street Child ha pubblicato il primo rapporto al mondo sugli orfani dell’Ebola.
The Street Child Ebola orphan report, basato su varie ricerche in ogni distretto della Sierra Leone, rivela la reale portata della crisi che gli orfani dell’Ebola stanno affrontando:

  • 12.023 bambini sono stati identificati come Orfani di Ebola
  • 17%degli Orfani vive in case con 5+ orfani
  • 57% vive in zone rurali difficili da raggiungere
  • Gli Orfani hanno un età media di 9 anni
  • Street Child ha supportato ad oggi fino a 10.944 orfani

Dalle interviste con I bambini rimasti senza genitori è emerso che in ogni distretto del paese gli orfani stanno provando stigma, fame, e traumi estremi. Questi sono I gruppi considerati a maggiore rischio di marginalizzazione, abuso e gravidanza giovanile.

Scarica il rapporto completo