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NEWS

L'Italia continua a tremare, Street Child Italia con Oxfam per fronteggiare l'emergenza

Marcello Viola

L’emergenza del terremoto nel Centro Italia non è finita. Le tendopoli in chiusura sono la fine della prima assistenza alle persone e l’inizio della costruzione di una vita diversa, in un altro luogo -temporaneamente la costa adriatica - in una nuova comunità da modellare.

Il GUS – Gruppo Umana Solidarietà - e Oxfam hanno stretto una partnership che nell’immediato si è proposta di fronteggiare l’emergenza e che oggi è prioritaria per accompagnare le persone, attraverso un’assistenza logistica e soprattutto psicologica, in questo delicato passaggio. Un ulteriore e preziosissimo supporto è dato dall’associazione PSY+,una Onlus che diffonde buone pratiche di psicologia e psicoterapia in progetti di cooperazione, che si è presa cura delle persone anche nei campi d’emergenza.

Ho scoperto questo progetto sulla pagina web di Street Child Italia, associazione che seguo da tempo nei suoi progetti extraeuropei. Con il loro tramite sono stata immediatamente contattata da una responsabile Oxfam. In una settimana ero a San Benedetto del Tronto all’interno dell’ex scuola Curzi (mia casa, ufficio, punto di ritrovo, sfogo e risate), in cui ci sono anche la Protezione Civile e le dislocazioni regionali istituzionali dei comuni colpiti, in cui ogni esigenza o domanda trova una sua personale risposta. In cinque alberghi e alcuni appartamenti indipendenti sono state alloggiate numerose famiglie provenienti da Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e Pescara del Tronto. Ogni loro componente ha necessità di ricollocarsi in un proprio spazio: una scuola in cui studiare; centri di aggregazione quotidiana che sostituiscano i gruppi sportivi o i bar del paese, in cui trascorrere pomeriggi tra giochi e chiacchiere; un nuovo medico di base; strutture ospedaliere, per problemi che c’erano prima del 24 Agosto o che esistono da quella notte.

Soprattutto hanno bisogno di ascolto. Le persone che conosci si presentano con la storia della loro “notte del diavolo” (così la chiama F., un ottantenne curioso di scoprire i sopravvissuti umani e animali che gli sono sfuggiti). E' un bisogno istintivo, un racconto immediato, spesso doloroso, parecchio. La loro identità sembra svanita (“Sono un terremotato”), si svela solo a domanda precisa (“E come ti chiami?”), ma segue sempre “Io dormivo”, “Io lavoravo”, “Mi sono sentito sbalzare in aria”, “Sentivo urlare, ma era tutto buio”. Anche dalle conversazioni spontanee, nate tra scambi di battute, soprattutto con le persone più anziane, è qui che si arriva; e credo che quest’ascolto, quanto più si riesca a renderlo empatico, sia il perno di tutta l’altra attività: più concreta, più palese, ma inutile se non si è aperto questo varco iniziale. E’ un intervento qualitativo a cui il GUS dedica ampio spazio, perché richiede tempo, pazienza,sensibilità e va a scovare, con “visite guidate” nelle strutture alberghiere, chi necessita di un maggiore supporto psicologico, così da attivare il lavoro di rete (e che rete! Persone di grandissima intelligenza e competenza) che muove tutto il progetto. 

Il frenetico lavoro logistico è successivo: accompagnare le persone per uffici, visite mediche, eventuali inserimenti lavorativi, ma anche a rifornirsi di beni di prima necessità, di abiti, oggetti per la scuola presso la sede della Protezione Civile. I tempi morti, le pause lunghe sono momenti che non appartengono a questa settimana lavorativa.

Inoltre, attraverso un monitoraggio dei bisogni secondari delle comunità, si sono attivati dei momenti ricreativi: un torneo di carte per i più anziani, che ha visto la partecipazione generosa anche dei commercianti di San Benedetto (la comunità ha accolto positivamente persone e associazioni che lavorano per loro); proiezioni cinematografiche; attività di doposcuola; sfide serali alla PlayStation per i ragazzi.

Talvolta, come nel mio caso, si può essere dislocati nei comuni colpiti più vicini, Arquata e Pescara del Tronto. E’ un’attività totalmente diversa. La base è il camper del GUS parcheggiato nella tendopoli, dove sono rimaste tutte le associazioni nazionali e locali. Alcune persone anziane sono state alloggiate tra le loro montagne, spesso perché non hanno voluto andar via. Smembrati dalla comunità in cui hanno trascorso tutta la vita, hanno bisogno di essere accompagnati in auto anche solo per sbrigare delle semplici faccende. Chi è rimasto vicino alla propria casa, o in case sprovviste di gas, va rifornito di cibo: il GUS consegna loro pasti a pranzo e cena e questa è la via attraverso cui noi volontari entriamo nelle loro vite.

Impossibile non citare Enzo. Ha 58 anni e non è mai uscito dalla zona rossa di Pescara del Tronto, un paesino che il sisma ha completamente raso al suolo. Non se ne va perché è stato ed è un convinto ambientalista, con delle interessanti teorie su quanto la speculazione edilizia degli ultimi quarant’anni abbia contribuito alla distruzione totale del territorio. E’ con lui che parlano ingegneri, geologi, Papa Francesco e Laura Boldrini ed è con lui che pranzano e cenano i volontari, accedendo col benestare dei militari alla zona rossa. E a un racconto fiume, corredato da immagini concrete.

Al di là di quanto ho vissuto a livello emozionale, qualcosa che non riesco a digitare su tastiera perché mi ha rovesciata nel suo calderone di dolore, tragicità, spiazzanti istanti incredibilmente comici e momenti grotteschi, quello che ho piùapprezzato in questo progetto è il fine ultimo: riportare le persone alla propria autonomia. Accompagnarle, assisterle per poi lasciarle andare consapevoli nella loro nuova vita. Tutti i progetti a cui ho partecipato (questo è uno di quelli organizzati in maniera egregia, anche nei momenti inaspettati e improvvisati) li ho selezionati quando non si trattava di solo assistenzialismo o pietà, ma avevano lo scopo di costruire una persona diversa dopo un trauma.

Le macerie che restano dopo pochi minuti oltrepassano fotografie e fisicità e si ammucchiano nei cuori delle persone. Vanno raccolte e ricomposte con il sostegno e la forza altrui, quelle che mancano al momento, ma che, anche grazie a loro, torneranno a rimodellarsi.

Parteciparvi è un gesto solidale anche verso noi stessi.