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Un intervento sostenibile per assicurare un cambiamento di lungo periodo: così Street Child ha formato 100 insegnanti della Sierra Leone grazie a Fondazione Prosolidar

Marcello Viola

fondazione prosolidar

Un insegnante non è mai una semplice comparsa nella nostra vita. Tutti noi conserviamo il ricordo di quel particolare insegnante che, semplicemente parlandoci dalla cattedra, è riuscito a trasmetterci una passione. Nei primi anni di scuola iniziamo a sviluppare la nostra visione del mondo, a scoprire quello che ci interessa e a gettare le basi per il nostro futuro. In questo processo di crescita personale gli insegnanti sono figure fondamentali, ma cosa succede quando questi non sono opportunamente preparati a insegnare?

Street Child è convinta che formare gli insegnanti sia il primo passo per assicurare un’istruzione sicura e di qualità a quanti più bambini possibile. Questo risulta particolarmente importante in contesti come la Sierra Leone, in cui la povertà endemica delle famiglie rappresenta un ostacolo fondamentale all’istruzione che, lungi dall’essere una priorità, rappresenta troppo spesso un lusso. Grazie alla donazione di Fondazione Prosolidar, Street Child Italia sta contribuendo a cambiare le cose.

Nel dettaglio, il percorso è iniziato con una serie di colloqui volti a individuare 2 insegnanti professionisti (ex presidi di scuole secondarie o professori universitari in pensione) che, a loro volta, si sono occupati dell’individuazione e preparazione di ulteriori 7 insegnanti professionisti. Questi 7 sono quelli che, in concreto, hanno condotto i corsi di formazione per 100 insegnanti provenienti da diverse zone rurali. I seminari si sono tenuti nei distretti di Tambakha, Bumbuna/Sambaia Bendugu e Masimera e si sono concentrati su diversi temi, come l’utilizzo di libri di testo e materiale didattico e la child protection, la cui applicazione è volta a favorire ambienti sani e sicuri nelle scuole. I seminari hanno avuto l’effetto diretto immediato di suscitare l’interesse e l’entusiasmo degli insegnanti, che hanno espressamente chiesto a Street Child di organizzarne altri. Soprattutto, è stata riconosciuta l’importanza e l’urgenza di questo tipo di interventi nella lotta alla povertà: innescare spirali positive di crescita dall’interno è fondamentale per rendere indipendenti le comunità nel lungo periodo. Da qui muovono le basi del proseguimento dell’azione di Street Child in campo educativo.

La distribuzione di materiale didattico è stata un’altra componente fondamentale del progetto. In vista dell’ambizioso obiettivo di creare un sistema di istruzione nazionale uniforme e accessibile a tutti, parte del contributo di Fondazione Prosolidar è andato a finanziare l’acquisto di materiale didattico. Questo aspetto è particolarmente importante se si considera che il governo non fornisce materiali alle scuole rurali e la maggior parte degli insegnanti lamenta la mancanza delle più elementari risorse necessarie a condurre le lezioni. L’apprendimento dei bambini è limitato al maestro e alla lavagna, e senza libri è molto difficile riuscire a studiare a casa. In collaborazione con il Ministero dell’Istruzione della Sierra Leone, abbiamo redatto una lista di testi didattici da acquistare per ogni classe delle scuole primarie, considerando il numero di insegnanti per ogni classe e il numero di studenti iscritti. Alla luce di questo, abbiamo distribuito materiale didattico a 100 insegnanti e 4000 studenti.

Ma non è finita qui. Il nostro progetto sta proseguendo con un sistema di monitoraggio e tutoraggio. Street Child puó finalmente contare sul supporto di due insegnanti professionisti, che aiuteranno a monitorare le prestazioni degli insegnanti nelle scuole rurali. Abbiamo provveduto all’acquisto di moto per dare loro la possibilità di spostarsi di villaggio in villaggio e seguire da vicino gli insegnanti formati, assicurandosi che essi rispondano agli standard qualitativi che ci siamo preposti.

Se l’obiettivo immediato del nostro progetto era quello di garantire un migliore livello qualitativo dell’insegnamento nelle aree rurali della Sierra Leone, nel lungo periodo puntiamo alla diffusione di un nuovo modello educativo, più efficace e attento ai bisogni degli studenti.

È solo il primo passo, ma nella giusta direzione.

 

Tg2 Storie racconta Street Child Italia in Sierra Leone

Marcello Viola

In Sierra Leone e in Liberia l'emergenza causata dal virus Ebola è ormai superata, ma oltre 20.000 bambini sono rimasti orfani a causa dell'epidemia, esposti alla fame e agli abusi. Inoltre per loro l'accesso all'educazione non è affatto garantito. Street Child, organizzazione nata in Gran Bretagna, con un'esperienza pluriennale nell'assistenza ai bambini più vulnerabili in Africa si sta impegnando per offrire loro una vita sicura.

Dalla puntata di Tg2 Storie del 22/11/2015.

LA RIAPERTURA DELLE SCUOLE IN SIERRA LEONE

Marcello Viola

Dopo nove mesi di chiusura a causa del virus Ebola, ad aprile circa 8mila scuole in Sierra Leone hanno ripreso le lezioni.

Alle 8 del mattino del 14 aprile, primo giorno di riapertura delle scuole in Sierra Leone, nella scuola primaria di Aladura, a New London, nel distretto di Bo, solo 5 studenti si sono presentati a lezione.

Fino allo scorso anno, gli alunni registrati erano 365, ma ora, dopo i 9 mesi in cui gli istituti scolastici sono rimasti chiusi a causa dell'epidemia di ebola, la maggior parte dei banchi sono rimasti vuoti.

Le scuole della Sierra Leone, erano state chiuse a partire dal mese di luglio 2014 per evitare la diffusione del virus, e sono state riaperte ad aprile.

Sono 1,8 milioni i bambini che non sono potuti andare a scuola durante questi nove mesi. Ma il mese scorso circa 8mila scuole hanno ripreso regolarmente le lezioni.

Secondo l'Unicef (l'agenzia delle Nazioni Unite per l'infanzia), la riapertura di scuole della Sierra Leone segna "un passo importante nella normalizzazione della vita" nel Paese.

Il ritorno a scuola, tuttavia, non è semplice. Più di 12mila bambini hanno perso uno o entrambi i genitori a causa dell'epidemia, e molti sono stati costretti a lavorare per mantenere se stessi e le loro famiglie.

Inoltre, la pausa forzata ha allontanato dai banchi di scuola per quasi un anno un’intera generazione.

"Le conseguenze socio-culturali ed economiche che i sierraleonesi dovranno affrontare nel corso del tempo sono ancora difficili da stabilire", sostiene l'organizzazione umanitaria Street Child Italia, che lavora insieme alle istituzioni locali al fine di identificare i casi di bambini in difficoltà e garantire loro la possibilità di riprendere a frequentare le lezioni.

Kenie Bomorie è uno di questi ragazzi. Non si conosce con certezza la sua età, ma si pensa abbia tra i 12 e i 13 anni.

È rimasto orfano di madre qualche tempo fa e vive con un padre molto anziano che lavora saltuariamente come muratore.

Passa la giornata per strada, lavorando in maniera occasionale e aiutando il padre e i suoi due fratelli a sopravvivere. Nonostante la voglia di ricominciare a frequentare le lezioni, Kenie non può permettersi di abbandonare la famiglia. 

Gli operatori di Street Child si sono interessati al suo caso e stanno aiutando Kenie a ritornare  in classe e continuare a ricevere un’istruzione. 

Oltre a identificare i casi a rischio, Street Child è impegnata ad assicurare agli studenti il materiale scolastico: zainetti, penne libri e divise vengono distribuiti dagli operatori di fronte le scuole, dal momento che, nonostante gli aiuti del governo, continuano a essere insufficienti. 

L'ebola, che ha provocato oltre 10mila morti in Africa occidentale, ha ucciso più di 3.800 persone in Sierra Leone, dove i casi di contagio sono stati più di 12mila.

I nuovi casi sono però in calo nella regione. In Liberia, l'Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato sabato scorso che l'epidemia è stata sconfitta.

La Sierra Leone, invece, è passata da 25 casi confermati nell'ultima settimana di marzo, a 9 casi all'inizio di aprile.

La diffidenza e la paura però rimangono. Per questo, molti i insegnanti hanno ricevuto la formazione da parte dell’organizzazione e si stanno occupando di andare casa per casa a sensibilizzare e rassicurare le famiglie sulla necessità di mandare a scuola i figli e sull’assenza di rischi di contagio.

"La paura di contagio in  Sierra Leone resta alta", fa sapere Street Child Italia. "Nonostante non ci siano più termometri né secchi con acqua clorinata di fronte le scuole, il timore di potersi ammalare continua a terrorizzare le famiglie e i bambini. Mantenere una distanza di sicurezza tra le persone, abitudine prima sconosciuta ai sierraleonesi, è ora diventata parte integrante della quotidianità".