Sierra Leone Marathon 2018 – L’esperienza di Valentina

Due settimane fa si è svolta la Maratona Sierra Leone 2018 con centinaia di partecipanti internazionali. Valentina, che attualmente lavora a Londra, ha partecipato per la prima volta alla nostra competizione. Ha dato un significativo contributo a Street Child raccogliendo fondi e visitando progetti di Street Child. È un piacere sapere che è rimasta impressionata dal nostro lavoro. Attenzione perché dopo aver letto la sua esperienza, potresti voler partecipare anche tu alle nostre sfide sportive!

1.     Come mai hai deciso di partire in viaggio per la Sierra Leone Marathon?

I miei obbiettivi di quest'anno erano 1) partecipare a una corsa misurarmi in una sfida sportiva insieme ad altre persone e 2) tornare in Africa e riavvicinarmi al mondo della cooperazione internazionale e della sensibilizzazione verso i problemi del continente africano, temi che ho affrontato nei miei studi e di cui sono appassionata. SLM era la sintesi perfetta di queste due aspirazioni apparentemente inconciliabili.

In particolare, ho deciso di partecipare alla Sierra Leone Marathon come mio primo evento sportivo (la mia prima 10k, ho iniziato a correre solo qualche mese fa') perché avevo già conosciuto Street Child in passato e mi era piaciuto la vostra missione e il vostro approccio alla cooperazione. In passato sono già stata in Africa e sono entrata in contatto con altre ONG (anche grandi e famose) e, ai tempi, ero rimasta delusa dal fatto che, secondo me, il loro approccio alla cooperazione e agli aiuti fosse improntato a quella che mi viene da definire una "diminishing narrative". Mi spiego meglio, è oggettivo dire che ci sono vari problemi in Africa e che diversi paesi africani dipendono dagli aiuti per servizi base, ma credo che alcune ONG basino le loro campagne su una narrativa pietista che finisce per appiattire e imbruttire l'intera cultura di un continente che è enorme, presenta molte differenze e ha una cultura millenaria che, semplicemente, è diversa dalla nostra.

Quello che mi piace di Street Child è che ha un obbiettivo "semplice": supportare l'educazione, e presenta i fatti in modo diretto e direi oggettivo senza insistere sulla necessità di suscitare la pena, ma solo il bisogno di dare un supporto dato che ci sono mille difficoltà: strutturali, geografiche o sociali che siano.

 

 
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2.     Quali aspetti del viaggio saranno difficili da dimenticare?

L'esperienza ha superato di gran lunga le mie aspettative sotto ogni punto di vista. Nei giorni prima della maratona e' stato fantastico poter visitare i progetti e parlare con i beneficiari, direi che è importante poter toccare con mano sia la portata delle difficoltà in cui incorre la popolazione solo per aver accesso a un servizio base come l'educazione sia il modo concreto in cui Street Child affronta queste difficoltà per garantire l'accesso all'educazione a bambini che altrimenti sarebbero per strada. Inoltre, la gioia dei bambini quando, oltre a penne e quaderni, ricevevano palloni e giochi era contagiosa. Ho passato un bellissimo pomeriggio a giocare a frisbee con i bambini di una scuola rurale, è stata una giornata divertentissima e il gioco una parentesi perfetta e liberatoria tra l'emozionante accoglienza iniziale con canti di benvenuto e  il saluto finale in cui i bambini e il personale ci hanno voluto ringraziare per aver reso possibile l'esistenza di una scuola in uno dei luoghi più remoti che io potessi immaginare, infatti, ci abbiamo messo almeno un'ora per arrivare lì e il viaggio è stata una piccola avventura di per se': su e giù per "strade" sterrate nel mezzo della foresta pluviale.

3.     Come hai vissuto la maratona? Quale pensi sia la differenza maggiore tra la Sierra Leone Marathon e le altre maratone?

Il viaggio è culminato nel giorno della maratona che, per me, è stata la migliore prima corsa ufficiale che potessi desiderare. Per tutta la durata della corsa siamo stati incitati e supportati dai saluti della popolazione locale, in particolare dai bambini che ci affiancavano per darci il cinque. Tanti di loro ci ringraziavano di essere lì e sembravano emozionati dalla nostra presenza. Ho corso per quasi tutto il tempo con un'altra ragazza, Laura, ed è stato incredibile per me perché non facevamo altro che salutare e ci siamo dette che non abbiamo mai detto cosi tanti buongiorno in così breve tempo in tutta la vita. Poi grazie a quest'esperienza ho capito che la corsa è uno sport meno individuale di quanto pensassi, correre con Laura mi è servito sia a passare il tempo sia a tenermi motivata quando, a tratti, la stanchezza o soprattutto il caldo si facevano sentire.

4.     Quale pensi possa essere l’impatto di questa esperienza sulla tua vita ora che torni a casa? Perché credi che altre persone dovrebbero partire per questo viaggio?

Onestamente, raccomanderei questa esperienza a chiunque, ora mi sento molto più motivata non solo a continuare a correre, ma anche, o forse soprattutto a continuare a dare il mio contributo per supportare cause umanitarie.

 
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Marcello Viola