Intervista con Mavi, volontaria in Sierra Leone

Mavi ha partecipato al Programma di Volontariato Internazionale di Street Child. Ha vissuto e lavorato con il nostro staff locale a Makeni, Sierra Leone, da marzo a giugno. Prima di partire, Mavi aveva già una lunga esperienza di otto mesi con Street Child, come intern per Street Child Italia presso l’ufficio di Barcellona.
Le abbiamo fatto alcune domande sulla sua esperienza:

- Hai deciso di fare la volontaria come Project Volunteer in Sierra Leone.  Che cosa ti ha spinto a questa scelta? Per quale motivo hai scelto la Sierra Leone?

Ho preso parte al programma IV come "volontaria progetti" perché ero interessata soprattutto a sviluppare le mie abilità nel project management e ad approfondire le modalità di ricerca che precedono lo sviluppo e l’implementazione dei progetti. Durante la mia permanenza poi, si è presentata l’opportunità di aiutare il team che si occupa dell’organizzazione della Sierra Leone Marathon, il più importante evento di raccolta fondi di Street Child e ho subito colto la palla al balzo in modo da massimizzare il mio impatto durante il tempo trascorso in Sierra Leone oltre che imparare qualcosa di nuovo. Penso che gran parte dell’esperienza di volontariato con Street Child abbia a che fare con la flessibilità e l’apertura mentale dal momento che gli imprevisti sono molto più frequenti che da noi, cosa che non è necessariamente negativa perché sprona a mettersi in gioco e a scoprire nuovi talenti o interessi. Ho scelto la Sierra Leone perché ho sempre desiderato andare in Africa e perché ero molto interessata a vedere di persona il luogo in cui il lavoro di Street Child è iniziato con un piccolo gruppi di ragazzini di strada, seppur ora si possa dire che Makeni sia il cuore pulsante del lavoro di Street Child nell’Africa dell’Ovest. Infatti, la ONLUS è molto conosciuta e rispettata sia dalla popolazione locale che dagli stranieri che lavorano per altri istituti e organizzazioni.

 
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- Come hai vissuto l’esperienza della raccolta fondi prima e durante il volontariato?

La raccolta fondi per Street Child mi sembrava un ostacolo insormontabile a tal punto da avermi fatto dubitare di poter prendere parte al programma IV. Sono una studentessa e di conseguenza non contavo per nulla sull’aiuto dei miei amici che, come me del resto, hanno un budget piuttosto limitato. Sono rimasta sorpresa da quanto invece sia riuscita a raccogliere tramite una semplice pagina di crowdfunding! Prendendosi per tempo e organizzando qualche semplice evento senza complicarsi troppo la vita, il target è effettivamente più che raggiungibile nonostante sembri inarrivabile. Ho cercato soprattutto di far capire ai miei contatti che non solo si trattava di un’esperienza che mi sarei portata dentro per tutta la vita e mi avrebbe aperto un sacco di porte, ma che mi fidavo ciecamente del lavoro di Street Child e che ogni centesimo sarebbe stato speso per i progetti e non per finanziare il mio viaggio. Ho terminato la mia raccolta fondi prima di partire e devo dire che non me ne sono pentita: in Sierra Leone la connessione internet non è delle migliori e sono stata felice di non dovermi preoccupare di “fare pubblicità” sui social durante la mia permanenza. Un paio di donazioni sono comunque arrivate spontaneamente mentre ero a Makeni, penso da parte di gente che aveva visto qualche foto da me pubblicata.

- Qual è la prima cosa che ti viene in mente quando pensi al tempo trascorso come volontaria?

La prima cosa che mi viene in mente quando penso al tempo che ho trascorso in Sierra Leone con Street Child è una grande, grande nostalgia. Nostalgia di Makeni, la città in cui vivevo, con tutti i suoi colori e i suoi odori non sempre troppo gradevoli. Nostalgia delle giornate in veranda a litigare con la connessione internet, dei pomeriggi di afa che combattevamo bevendo litri di latte di cocco, delle serate tiepide alla Clubhouse, sempre accompagnate dalla birra locale, la Star Beer, serate in cui ogni tanto ci ritrovavamo al Plaza, un parcheggio enorme con delle casse enormi in cui i giovani di Makeni si ritrovano per ballare fino al sorgere del sole. Mi mancano i viaggi in macchina, quando il guidatore per guadagnare di più, anziché vendere i quattro posti disponibili, ne vendeva otto e si viaggiava per ore su strade sterrate, stretti come sardine, spesso in compagnia di galline e polli che la gente portava come dono da un posto all’altro. Mi mancano i field trips con JMK, il massimo esperto di scuole rurali di Street Child, ricordo benissimo i sorrisi dei bambini e degli insegnanti, così orgogliosi di mostrarci quanto la loro scuola stesse andando bene e quanto fossero grati di avere avuto questa opportunità. Mi mancano i pomeriggi a giocare a dama con Ibrahim e i bicchieri di vino di palma gelato condivisi con Momo, mi manca l’;adrenalina provata il giorno prima della Sierra Leone Marathon e il sentimento di sollievo quando è finita e ci siamo potuti dedicare a sessioni prolungate di abbronzatura, surf e scala quaranta sulle spiagge paradisiache della Sierra Leone.

- Potresti raccontarci un aneddoto divertente accaduto durante la tua esperienza di volontariato?

Un finesettimana, insieme agli altri volontari, avevamo deciso di raggiungere l'isola di Tiwai, un isolotto al largo della Sierra Leone che è famoso per la sua biodiversità e dove pare sia possibile avvistare, oltre che diversi tipi di scimmie e uccelli, i rarissimi ippopotami pigmei. L’isola è attrezzata con un campeggio che fa anche da ristorante e che propone tour guidati in canoa e nella giungla. Il primo giorno, muniti di zaino in spalla e motivazione, abbiamo intrapreso il primo tour guidato che avrebbe dovuto portarci sulla costa attraverso la giungla e poi di nuovo in campeggio per la cena. Fino alla spiaggia tutto liscio come l’olio, ma, una volta arrivati, siamo stati colti da una pioggia tropicale che tutto sommato ha reso il bagno ancora più divertente. Al momento di tornare in campeggio, tutti fradici e impazienti di farsi una doccia, abbiamo seguito la guida in fila indiana attraverso la giungla, sempre facendo attenzione a non perderci la flora e la fauna locali. Il nostro interesse per la biodiversità dell’isola di Tiwai era talmente alto che tre di noi, me compresa, si sono fermati qualche minuto per osservare una scimmia che si dondolava sulle liane a pochi metri da noi, senza accorgersi che la guida e il resto del gruppo erano già lontani. Dopo esserci resi conto di essere rimasti indietro, l’idea geniale che abbiamo avuto è stata quella di non stare fermi, ma di cercare il gruppo, aggravando la situazione che era ormai quella di dispersi nella giungla di Tiwai. Dopo un paio d’ore di camminata, ancora bagnati dalla testa ai piedi e senza alcuna idea di dove ci trovassimo, una torcia finalmente ci illumina il viso, si trattava della nostra guida che, con il resto dello staff del campeggio, era venuta a cercarci. Ricordo il piacere provato per il pasto e la doccia di quella sera come se si trattasse di ieri.

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- Qual è il tuo piatto preferito che hai mangiato in Sierra Leone?

Pur avendo un debole per il plantano fritto, il mio piatto preferito mangiato in Sierra Leone è sicuramente il riso Jollof. Si tratta di un pezzo di pollo cotto in una deliziosa salsa di pomodoro e cipolle e accompagnato, come del resto tutti i piatti locali, da riso. L'ho provato in tutti i ristoranti di Makeni e il migliore è sicuramente quello servito alla leggendaria Clubhouse, il ristorante gestito da Street Child, ma devo ammettere che non sono mai rimasta delusa dal Jollof!

- Fra le persone che hai conosciuto durante la tua esperienza, qual è la storia che ti ha colpito di più?

Sono arrivata a Makeni di notte e ricordo che una delle prime persone che ho conosciuto il giorno dopo è stato Ibrahim, un ragazzino di 11 anni che vive non lontano dal compound di Street Child e che viene quasi tutti i giorni a trovare i volontari per scambiare quattro chiacchiere o giocare a dama (è diventato fortissimo!). Subito dopo essersi presentato e avermi chiesto di diventare sua amica, mi ha detto di aver perso entrambi i genitori a causa dell’Ebola e di vivere con la nonna che è troppo vecchia per lavorare e occuparsi di lui. Mi ha raccontato di quanto fosse triste per questa perdita e di come questa abbia causato il suo abbandono della scuola perché doveva lavorare tutto il giorno per procurarsi da mangiare. Ibrahim è uno dei beneficiari dei progetti di Street Child ed è riuscito a tornare sui banchi di scuola grazie ai sussidi educazionali offerti dalla ONLUS. Abbiamo stretto una grande amicizia e Ibrahim mi ha insegnato a riconoscere quando i venditori di strada cercavano di vendermi i loro prodotti a un prezzo triplicato e come negoziare con essi, mi ha anche mostrato dove comprare i mango più succosi di tutta Makeni. Ho un ricordo bellissimo di lui nonostante il fatto che in tre mesi non sia mai riuscita a batterlo a dama! 

- Che cosa hai imparato durante la tua permanenza in Sierra Leone? Se dovessi guardare indietro, alla tua vita prima di questa esperienza, pensi che ci sia stato un cambiamento nel tuo modo di pensare e nel tuo stile di vita?

Sicuramente la mia esperienza in Sierra Leone mi ha insegnato molte cose e mi ha arricchita in un modo che è difficile descrivere a parole. Penso che il cambiamento più immediato che ho notato nella mia vita una volta tornata a casa stia nel valore che do a molte cose e soprattutto al tempo. La vita a Makeni è molto semplice e libera da certi schemi che abbiamo in Europa: tutto è più lento e meno efficiente, cosa che rende difficile il lavoro, certo, ma che dà anche la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con il prossimo, condividere un pasto, ascoltare la storia di uno sconosciuto... Il tempo è dilatato e sembra che lo stress non esista. Allo stesso modo, il dover rinunciare a piccoli comfort totalmente superflui aiuta a ristabilire quali sono le cose davvero importanti e in che cosa valga la pena di investire il proprio tempo. Ho notato che da quando sono tornata sono molto più consapevole di ciò che mi sta a cuore e riesco a organizzare il mio tempo di conseguenza, mettendo i rapporti umani sempre davanti agli oggetti. Allo stesso modo, nonostante io mi sia sempre considerata una persona attenta all’ambiente, ho imparato a mie spese quanto l’acqua sia preziosa e quanto lo spreco sia evitabile. A Makeni l’acqua si prende dal pozzo e la si usa per lavare sé stessi, i piatti, i vestiti e per tirare l’acqua. Il valore inestimabile dell’acqua è più facile da capire quando si hanno in mano il quinto e il sesto secchio. Anche ora che sono tornata ad avere l’acqua corrente (e potabile!) in tutta la casa, posso sicuramente affermare che faccio molta più attenzione alle risorse di cui dispongo.

- Hai qualche consiglio per coloro che vorrebbero conoscere la Sierra Leone?

Il consiglio che mi sento di dare a chi partirà per la Sierra Leone è quello di sfruttare al massimo il proprio tempo sul campo, cogliendo ogni opportunità che si presentano perché le settimane volano. La Sierra Leone è un posto meraviglioso che ha tanto da offrire e penso che non ci sia niente di meglio che farsi trascinare dall’entusiasmo della gente del posto per scoprirlo.

 
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Marcello Viola