Le conseguenze dell'incendio di Kroo Bay: la mia esperienza personale

Le conseguenze dell'incendio di Kroo Bay: la mia esperienza personale

Di Boyd Heuvelman - Volontario di Street Child

Mentre mi svegliavo la mattina di martedì 5 marzo, sono stato accolto da uno degli assistenti sociali di Street Child della Sierra Leone. Sono recentemente arrivato in Sierra Leone per fare volontariato con Street Child per due mesi e quello era il mio primo giorno a Freetown. L'assistente sociale mi ha spiegato che mi avrebbe portato a Kroo Bay, uno più grandi bassifondi dove opera Street Child. Quella notte c'era stato un enorme incendio a causa del quale tutto il quartiere era andato in fiamme. Mentre ci dirigevamo verso l'area, sono stato informato di cosa esattamente accadde e di cosa avremmo dovuto fare.

Dopo aver attraversato le piccole strade, larghe giusto per permettere il passaggio ad un uomo adulto, siamo entrati in una grande radura con due campi da calcio, diventata la casa senza tetto delle famiglie colpite. Dall'altra parte dei campi c'erano solo macerie e cenere. Nulla era sopravvissuto all'incendio: una distruzione totale. Mi è stato detto che l'incendio è iniziato vicino all'acqua, ma nessuno ne conosceva la causa. Fortunatamente nessuno è deceduto.

Mi sono diretto dietro l'angolo della scuola partner di Street Child, gestita da We Yone, il nostro partner locale. Qui, Street Child supporta oltre 200 studenti. Circa 60 di loro non erano a scuola quel giorno. Questi bambini avevano perso nel fuoco le loro uniformi, le loro matite e i loro libri. Anche se sono stato accolto da ogni classe da una amichevole canzone di benvenuto, le sedie vuote erano assordanti. Il dirigente scolastico mi ha mostrato la scuola e mi ha dato una spiegazione più dettagliata sull'incendio. Apparentemente, i vigili del fuoco non potevano raggiungere il fuoco, a causa delle stradine troppo strette.

Quindi è spettato agli insegnanti, ai bambini e ai membri della comunità combattere il fuoco da soli. Ci sono volute 3 ore. Per prima cosa hanno consumato tutta l'acqua nelle case, ma non era abbastanza, quindi hanno fatto ricorso all'acqua di mare, che ha riscontrato un successo maggiore.

Ho aspettato che il team di We Yone venisse a reperire articoli di emergenza da distribuire ai bambini e alle loro famiglie: abbigliamento, acqua, olio da cucina, articoli da toeletta, matite e quaderni.

Durante la mia attesa è suonato il campanello della scuola. Anche dopo una tragedia così, i bambini si sono precipitati cantando e battendo le mani. Tale immagine mi ha dato una sensazione di speranza. Un ragazzino si è precipitato da me. Era in piedi accanto a me anche quando ero seduto, perché ero troppo alto per lui. Ha messo il suo braccio intorno al mio e si è guardato con orgoglio in giro per vedere se qualcuno avesse visto quello che aveva fatto, dimostrava circa cinque anni, non di più. Mentre ero lì ad aspettare che gli oggetti fossero consegnati, ho deciso di insegnare al ragazzino a giocare a un gioco della mia infanzia: la guerra del pollice. Dopo un po’ di tempo, ha capito l'idea e la gioia sul suo volto è stata una vera delizia. L'ho incontrato più tardi durante la distribuzione degli oggetti e mi sono reso conto che un ragazzo così giovane e innocente che aveva sofferto in questo modo era certamente una motivazione per lavorare ancora più duramente.

I vestiti erano finalmente arrivati e abbiamo iniziato a separare quelli dei ragazzi e delle ragazze in pile diverse, usando i tavoli delle scuole. Dopo sono stati fatti arrivare gli altri oggetti. Ci è voluto del tempo, ma alla tutti i bambini delle scuole colpiti insieme ai loro genitori o fratelli sono arrivati per riavere i loro oggetti. Una lattina di olio da cucina doveva essere condivisa tra 2 famiglie. Dopo aver sistemato tutto questo, ci hanno lasciato alcuni oggetti e vestiti in più. Abbiamo deciso che sarebbero stati donati ad altri membri della comunità che sono stati colpiti dall'incendio. Non è passato molto tempo prima che i bambini si precipitassero a scuola per ricevere il nostro sostegno. La gratitudine era evidente.

Ho avuto l'opportunità di parlare con una delle ragazze colpite dal fuoco. Aveva una bruciatura sul braccio destro. Mi ha portato al campo di calcio e mi ha presesntato la sua famiglia, composta da sua nonna, sorella e cugini. Il loro rifugio aveva un tetto e basta. Erano seduti in un angolo del campo con alcuni pali di legno intorno a loro. Non era più grande di 2 x 2 metri. Questa era la loro nuova "casa", ma erano felici di farmela vedere.

 Più tardi il ragazzo con cui avevo giocato poco tempo prima è corso da me e mi ha afferrato la mano chiedendo se ricordavo il suo nome. L’ho rassicurato prendendolo in braccio, ed è tornato alla scuola con me: ero come una madre che mostra il suo bambino appena nato.

In questo momento questi bambini non hanno una casa e le loro famiglie non hanno mezzi di sussistenza. In tali circostanze, dove la comunità non usa un sistema bancario, la tua casa è il tuo business, la tua vita. Non hanno niente e dormono per le strade. Questa è la loro realtà in questo momento.

 

Marcello Viola